Toy Story, il celebre film d’animazione Pixar: lo conosciamo tutti, eppure non tutti abbiamo sentito parlare della storia da paura che si cela dietro al secondo capitolo della saga.
Era il 1998 quando un dipendente Pixar della produzione di Toy Story 2 lanciò per sbaglio sul file di lavoro il comando RM*RF, cancellando con un semplice click l’intero progetto a cui 30 persone stavano lavorando da un anno senza sosta.
Oggi forse la domanda sorgerà spontanea: e il backup?
Il backup c’era, ma su una singola unità nastro che poteva contenere al massimo 4 GB. Tutto il resto era nel computer, e andò perso nel nulla.
Il lieto fine della vicenda fu dovuto solo a un colpo di fortuna: il supervisore tecnico Galyn Susman, appena diventata madre, lavorava da casa e possedeva quindi una copia di tutto Toy Story 2 su una workstation Silicon Graphics.
Così l’intero film fu miracolosamente salvo. In seguito uscì senza ulteriori incidenti, portandosi a casa un incasso globale di circa 487 milioni di dollari.
Che cosa ci insegna questa storia?
Che un buon backup a volte può valere centinaia di milioni di euro e salvare aziende intere.
Ma partiamo dalle basi.
Per backup si intende un sistema di disaster recovery basato sulla ridondanza dei dati.
In informatica, generare ridondanza dei dati (data redundancy) significa creare multiple copie di sicurezza di file o informazioni e conservarle in più luoghi diversi per far fronte a qualsiasi evenienza. Proprio così, non solo la duplicazione dei dati è importante per la riuscita di un buon backup: anche i luoghi di archiviazione degli stessi, che devono essere separati l’uno dall’altro e sicuri, giocano un ruolo fondamentale.
Esistono diversi metodi tradizionali per eseguire un backup, ad esempio utilizzando degli hard disk o nas, dei nastri magnetici oppure archiviando i dati in server aziendali.
È economico e veloce. Gli hard disk e i nas sono abbastanza affidabili e facili da trasportare. Sono però delicati: possono essere soggetti a guasti, cadute o urti che nella maggior parte dei casi comportano un danneggiamento dei dati che contengono. Inoltre, la loro capacità di archiviazione è alquanto limitata. Gli hard disk e i nas quindi sono, in generale, una buona soluzione portatile per conservare piccole quantità di dati nel breve periodo.
È una migliore soluzione nel lungo periodo. Sul mercato dai primi anni ‘50, ma utilizzati ancora oggi più di quanto si pensi, i nastri magnetici sono impiegati soprattutto per conservare file che non richiedono di essere consultati di frequente (“cold storage”): sono quindi particolarmente utili per gli archivi. I nastri magnetici hanno una capacità di archiviazione molto elevata e sono meno soggetti a danni fisici rispetto agli hard disk. Tuttavia, richiedono un'apparecchiatura per la lettura e la scrittura, quindi risulta necessario investire in un'infrastruttura specifica. Inoltre, il processo di backup su nastri magnetici può richiedere molto tempo e non è immediatamente accessibile come il backup su hard disk o server.
Offre affidabilità e accessibilità immediata ai dati. I dati di backup archiviati nei server possono essere facilmente condivisi con altri membri dell'organizzazione e possono essere protetti da politiche di sicurezza informatica. L'archiviazione dei dati nei server richiede però di investire in una pianificazione e un'infrastruttura di rete adeguata. I costi di manutenzione possono essere elevati, considerando il lato tecnico e l’impiego di risorse. Il loro rischio maggiore è un possibile guasto hardware o software dovuto a un malfunzionamento o a un incidente: una pratica sicura sarebbe investire in più server locati in più luoghi diversi, ma ciò richiede un impegno economico considerevole.
In via generale, un backup limitato a un solo dispositivo, qualunque esso sia, è altamente sconsigliato se si vuole evitare una situazione di emergenza in stile “Toy Story 2”.
Ma come evitare quindi gli investimenti economici, i rischi e l’impiego di spazio e di risorse che queste soluzioni di backup comportano? È proprio qui che entra in gioco il Cloud.

Agile, sicuro, flessibile e privo di limitazioni fisiche: il Cloud è la soluzione che sempre più aziende stanno adottando per la destinazione dei propri dati e dei propri backup. Ci sono molte ragioni per cui il Cloud viene preferito come alternativa ai metodi tradizionali. Se non conosci ancora tutte le sue potenzialità, ti invitiamo a dare un'occhiata a 👉 questo articolo!
C’è innanzitutto una premessa da fare: i provider Cloud non sono tutti uguali. Ognuno si differenzia dall’altro per dimensione dell’infrastruttura, politiche di sicurezza adottate e servizi offerti. In generale, ricercando una garanzia di comodità e sicurezza nella gestione dei backup dei propri dati, è preferibile optare per un provider il più possibile strutturato e globalmente distribuito.
Una delle ragioni più immediate dietro a questa preferenza è la garanzia di non perdere i propri dati: possedendo un’infrastruttura più articolata e diffusa su più aree, si ha la certezza che nel caso di incidente o calamità naturale in uno dei data center del provider, i propri dati aziendali saranno sicuramente conservati almeno in un altro data center geograficamente distante (100 km o più), riducendo drasticamente il rischio di perdere i propri dati.
Il provider Cloud che prenderemo in analisi per elencare i vantaggi di un backup in Cloud è il più strutturato a livello internazionale attualmente presente sul mercato: Amazon AWS.
Ecco quindi le ragioni principali che spingono le aziende a scegliere un backup in Cloud rispetto ai metodi tradizionali.
I backup sono gestiti con un data center e un'architettura di rete creati per le organizzazioni più esigenti in fatto di sicurezza. Oltre a lasciare alle aziende la gestione dell'accesso ai dati, permette loro di rilevare le attività irregolari, crittografare i dati e mette a disposizione ulteriori servizi di sicurezza. AWS attua inoltre programmi di compliance costantemente aggiornati per soddisfare tutte le esigenze di tipo normativo.
In generale, AWS garantisce livelli di durabilità del dato molto più elevati di quanto si potrebbe ottenere con dispositivi o infrastrutture locali. Prendiamo il caso specifico del servizio S3 (che vedremo meglio tra poco): la durabilità dei dati raggiunge il 99,999999999%. Ciò significa che se si possiedono 1 miliardo di file salvati, è possibile che in media si perda 1 file ogni 10 anni! Inoltre, copie di tutti i dati caricati vengono create e archiviate per sicurezza su almeno tre dispositivi in un'unica regione AWS (aree distribuite in tutto il mondo in cui il servizio è disponibile).
La capacità di dimensionamento dello spazio di archiviazione in Cloud è on demand, ovvero può aumentare o diminuire immediatamente in base alla richiesta. In questo modo non è più necessario attendere settimane o mesi per acquistare risorse IT “fisiche” (come nastri o dischi) per incrementare l’infrastruttura di storage. Questo aspetto migliora sensibilmente la flessibilità, l'innovazione e l'agilità aziendale.
I costi che il Cloud comporta non sono fissi ma basati sul consumo; inoltre, destinare i backup al Cloud AWS può essere il primo passo verso la riduzione del costo totale di proprietà e dell'ingombro dei data center, oltre a diminuire i costi legati al personale qualificato, poiché il lavoro necessario sarà sensibilmente minore. Il Cloud offre anche strumenti per la gestione dei costi, per semplificare alle aziende la stesura dei budget.
Nel Cloud di AWS è presente una suite articolata di servizi specifici che semplificano al personale IT la gestione dei backup e delle loro policy. La scelta del servizio dipende dalla tipologia di oggetti che l’azienda deve archiviare. Per iniziare ad orientarsi, di seguito presentiamo due dei servizi più conosciuti e utilizzati: S3 e RDS.
Nonostante si differenzino per l’uso, tutti questi servizi hanno caratteristiche comuni: supportano scalabilità, disponibilità, durabilità e sicurezza all'avanguardia, in modo che i backup siano protetti e sempre disponibili quando serve.
Amazon S3 è uno spazio di storage di oggetti per archiviare e recuperare qualsiasi volume di dati da qualsiasi origine. Si tratta di un servizio di archiviazione semplice che offre alte prestazioni e scalabilità virtualmente illimitata a basso costo.
Amazon Relational Database Service (RDS) è un servizio che consente di configurare, utilizzare e dimensionare un database relazionale (in cui i dati sono organizzati in tabelle) nel Cloud con semplicità. Offre funzionalità ridimensionabili e gestisce al contempo lunghe attività amministrative del database, per consentire alle aziende di concentrarsi sulle proprie applicazioni e attività.

Una domanda che spesso si pongono le aziende che conservano i backup internamente, ma desiderano destinare il processo al Cloud, è come eseguire questo tipo di backup. Quanto è complicato migrare i dati al Cloud e quanto impegno richiede tenerli aggiornati? Ecco come funziona.
Migrare i dati di backup dall'ambiente aziendale al Cloud è un processo da eseguire in più fasi, per cui può risultare utile appoggiarsi a dei professionisti per una corretta procedura. In generale, i passaggi verso i quali si andrà incontro sono 5:
Selezionare il servizio di Cloud storage adeguato: Come abbiamo visto prima, potrebbe essere S3, RDS, EFS ecc. in base al tipo di oggetti da migrare.
Pianificare la migrazione: È necessario definire un piano dettagliato per la migrazione dei dati. Il piano deve comprendere le tempistiche, la selezione dei dati, le risorse necessarie e le procedure di backup e ripristino.
Implementare la soluzione di backup: In questo step si passa all'azione. Implementata la soluzione di backup, i dati vengono migrati nel Cloud. È importante selezionare un software di backup che supporti la migrazione Cloud: Amazon AWS include anche questi servizi (per esempio, Amazon Snowball).
Verificare la corretta migrazione: Una volta completata la migrazione, si passa alla verifica. Questo processo può essere effettuato attraverso test di recupero, monitoraggio e reportistica.
Implementare le migliori pratiche per la sicurezza: Anche questo è un fattore importante da considerare. È necessario assicurarsi di garantire la protezione dei dati, utilizzando ad esempio la crittografia, monitorando gli accessi e curando la gestione delle credenziali.
Una volta migrati i dati, la questione dell’aggiornamento continuo dei backup in Cloud ha una soluzione davvero semplice e intuitiva: si svolgono in automatico!
Sebbene sia una buona pratica tenere monitorato il corretto funzionamento dei backup, tutte le soluzioni in Cloud offrono dei backup automatici e periodici. Non sarà più necessario quindi eseguirli manualmente appoggiandosi a personale dedicato, rischiando dimenticanze o errori umani e impiegando tempo per configurarli, installando software e indicando un luogo di destinazione di cui di volta in volta bisogna verificare lo storage libero.
Soluzioni come RDS offrono la possibilità di programmare i backup automatici, impostando ogni quanto effettuarli (ad esempio, giornalmente) e il periodo temporale da prendere in considerazione.
In altri servizi specifici, come ad esempio in S3, i backup sono costanti, completamente automatizzati di default e non richiedono nessuna configurazione da parte dell’operatore IT.
Un backup fatto bene è di importanza basilare per qualsiasi business: dopotutto, stiamo parlando di dati davvero importanti, senza cui l’azienda non potrebbe funzionare.
La quantità di dati da archiviare e le limitazioni fisiche dei dispositivi tradizionali stanno portando sempre più aziende a optare per una soluzione molto più agile e sicura: destinare i propri backup al Cloud, beneficiando così di una maggiore sicurezza, resilienza e un significativo risparmio economico, oltre a semplificare l’intera gestione del processo grazie agli automatismi che il Cloud offre. Al giorno d’oggi è l’opzione più consigliata.
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